Bonus domotica 2026: cosa cambia rispetto agli anni scorsi
Chi stava aspettando di installare un impianto di automazione domestica sfruttando incentivi fiscali dovrà fare i conti con un impianto normativo diverso da quello a cui erano abituati i lettori più attenti. Il bonus domotica 2026 non funziona più con un’aliquota unica valida per tutti: la percentuale di detrazione varia adesso in base a due fattori, la tipologia di immobile su cui si interviene e la fascia di reddito di chi richiede l’agevolazione. È un cambio di impostazione che avvicina questo incentivo alle logiche già viste in altri bonus edilizi, dove il beneficio si modula caso per caso invece di essere piatto.
La novità più tecnica, però, riguarda i requisiti prestazionali. Per accedere alla detrazione non basta più installare dispositivi smart qualsiasi: l’impianto deve raggiungere almeno la classe B secondo la norma EN 15232, lo standard europeo che classifica il livello di automazione degli edifici in funzione dell’efficienza energetica. Chi si accontentava di qualche presa smart e un termostato connesso, quindi, potrebbe dover ripensare il progetto se vuole rientrare nei parametri richiesti.
Le nuove aliquote: come cambiano in base a immobile e reddito
Il meccanismo introdotto per il 2026 prevede che l’aliquota di detrazione non sia più fissa ma calcolata su due variabili. La prima è la natura dell’immobile: prima casa, seconda casa o immobile strumentale non vengono trattati allo stesso modo, con un trattamento generalmente più favorevole per l’abitazione principale. La seconda variabile è il reddito del richiedente, secondo una logica che premia le fasce più basse con percentuali di detrazione più alte e riduce progressivamente il beneficio salendo con il reddito.
Questa doppia griglia rende il calcolo meno immediato di prima: prima di procedere con la spesa vale la pena verificare in quale scaglione si rientra, perché la differenza tra una fascia e l’altra può incidere in modo sensibile sull’importo finale recuperato. Non è più sufficiente sapere “quanto si risparmia con il bonus domotica”, bisogna sapere in che condizioni specifiche lo si richiede.
Il requisito EN 15232 in classe B: cosa significa in pratica
La norma EN 15232 non è una novità assoluta nel settore, esiste da anni come riferimento tecnico per valutare quanto un edificio sia “intelligente” dal punto di vista energetico. Divide gli impianti in quattro classi, dalla D (impianti non energeticamente efficienti) alla A (massima automazione e massimo risparmio). Fino a oggi il bonus domotica non imponeva una soglia minima così esplicita; dal 2026 la classe B diventa invece la porta d’accesso obbligatoria alla detrazione.
Cosa comporta in concreto raggiungere la classe B? Significa che l’impianto deve gestire in modo automatizzato e integrato almeno le funzioni principali: regolazione del riscaldamento e del raffrescamento zona per zona, controllo dell’illuminazione in base a presenza e luce naturale, gestione delle schermature solari, monitoraggio dei consumi elettrici. Un singolo dispositivo isolato, per quanto smart, non basta: serve un sistema che dialoghi tra i vari componenti, spesso attraverso un hub centrale o un protocollo di comunicazione condiviso.
Su questo fronte, la scelta dello standard di comunicazione tra i dispositivi diventa un dettaglio tecnico da non sottovalutare in fase di progettazione: chi vuole capire come funzionano oggi i protocolli più diffusi può trovare utile la guida completa a Matter e Thread, che spiega come i vari dispositivi riescano (o non riescano) a integrarsi in un unico sistema.
Quali dispositivi sono ammissibili al bonus domotica 2026
Non tutti gli acquisti “smart” rientrano automaticamente nell’agevolazione. Per essere ammissibili, i dispositivi devono contribuire in modo dimostrabile al raggiungimento della classe B EN 15232, non semplicemente aggiungere una funzione di comodo controllabile da app. Tra le categorie che tipicamente rientrano nel perimetro dell’incentivo ci sono i sistemi di termoregolazione zonale, le centraline di gestione integrata dell’impianto elettrico, i sensori di presenza e luminosità collegati all’illuminazione, e i dispositivi di monitoraggio dei consumi energetici in tempo reale.
Su quest’ultimo punto, chi vuole farsi un’idea più precisa di come funzioni il monitoraggio dei consumi con dispositivi smart può consultare la guida al monitoraggio dei consumi con le prese smart, utile per capire la differenza tra un semplice dispositivo connesso e un sistema che partecipa effettivamente al calcolo della classe energetica dell’impianto.
Restano invece più difficili da inquadrare nell’incentivo gli acquisti orientati all’intrattenimento o alla sicurezza domestica non integrata con la gestione energetica, come videocitofoni smart o kit di videosorveglianza, che pur essendo dispositivi domotici a tutti gli effetti non concorrono di per sé al calcolo della classe EN 15232 se non collegati organicamente al sistema di gestione dell’edificio.
Come richiedere il bonus domotica 2026: la procedura
Dal punto di vista pratico, la richiesta del bonus domotica segue un percorso che ricalca in parte quello di altri incentivi legati all’efficienza energetica. Serve una documentazione tecnica che attesti il raggiungimento della classe B EN 15232, generalmente prodotta da un tecnico abilitato che verifica l’impianto una volta installato. Senza questa certificazione, la sola fattura d’acquisto dei dispositivi non è sufficiente a far scattare la detrazione.
È inoltre necessario conservare tutta la documentazione relativa alla spesa, comprese le fatture dei singoli componenti dell’impianto e, dove previsto, il pagamento tramite le modalità tracciabili richieste dalla normativa vigente sui bonus edilizi. La verifica del proprio scaglione di reddito, che determina l’aliquota effettiva applicabile, va fatta prima di procedere con la spesa e non a consuntivo, per evitare sorprese nel calcolo finale della detrazione spettante.
Un incentivo più selettivo, non più generoso per tutti
Il quadro che emerge per il 2026 racconta un incentivo che diventa più mirato e, in un certo senso, più esigente. Non è più pensato per premiare qualsiasi installazione smart, ma per spingere verso impianti realmente integrati e capaci di ridurre i consumi in modo misurabile. Chi ha già un sistema domotico parziale, penserà probabilmente a integrarlo prima di affrontare una spesa aggiuntiva, mentre chi parte da zero dovrà valutare con più attenzione la progettazione complessiva, non solo la lista dei dispositivi da comprare.
Resta da vedere, nei prossimi mesi, quanto le imprese installatrici e i tecnici certificatori si organizzeranno per gestire in modo fluido le richieste di verifica della classe EN 15232, un passaggio che finora per molti impianti residenziali era rimasto più teorico che praticato.