Chi ha installato o sta per installare una telecamera davanti a casa dovrebbe rileggersi le regole prima di accendere l’impianto. Tra gennaio e febbraio 2026 il Garante per la protezione dei dati personali è tornato a occuparsi di videosorveglianza privata, con provvedimenti che ribadiscono un punto spesso trascurato da chi acquista un kit fai-da-te: i cartelli videosorveglianza obbligatori 2026 non sono un dettaglio burocratico, ma una condizione necessaria per essere in regola.
Il tema riguarda una platea enorme. Negli ultimi anni la diffusione di kit wireless economici, spesso installabili in autonomia in un pomeriggio, ha portato migliaia di famiglie a dotarsi di telecamere per l’ingresso, il giardino o il vialetto. Il problema è che l’entusiasmo per la sicurezza domestica raramente si accompagna a una lettura attenta delle regole sulla privacy, e il risultato sono impianti che riprendono più di quanto dovrebbero, senza alcuna segnalazione visibile.
Cosa dicono i provvedimenti del Garante su cartelli e telecamere
I provvedimenti diffusi a inizio 2026 non introducono un impianto normativo del tutto nuovo, ma riaffermano con maggiore chiarezza principi già presenti nelle linee guida precedenti sul trattamento delle immagini in ambito domestico. Il punto centrale resta lo stesso: chiunque installi una telecamera che possa riprendere, anche solo parzialmente, spazio pubblico o di passaggio (marciapiede, strada, ingresso condominiale comune) deve informare chi transita nell’area inquadrata attraverso un cartello di segnalazione ben visibile prima di entrare nel raggio della ripresa.
Non basta un adesivo generico comprato online. Il Garante specifica che l’informativa deve indicare, in forma sintetica ma leggibile, che l’area è sorvegliata, chi è il titolare del trattamento e dove reperire informazioni più complete sui propri diritti. Per le abitazioni private questo si traduce spesso in un cartello all’ingresso del vialetto o vicino al cancello, posizionato in modo che sia visibile prima di entrare nell’angolo di ripresa, non dopo.
Il limite dello spazio privato: dove si può riprendere davvero
La parte più delicata dei provvedimenti riguarda l’estensione dell’inquadratura. Riprendere il proprio giardino, il cortile o l’androne di casa propria non richiede alcuna comunicazione al Garante né particolari formalità, perché si tratta di spazio nella disponibilità esclusiva del proprietario. Il discorso cambia radicalmente quando l’obiettivo della telecamera arriva a inquadrare, anche solo per una porzione dell’immagine, suolo pubblico, la proprietà del vicino o un’area condominiale condivisa.
In questi casi scatta l’obbligo di segnaletica e, in alcune circostanze più estese, anche limiti sull’angolo di ripresa che possono richiedere di mascherare digitalmente porzioni di immagine tramite le funzioni di privacy masking oggi integrate in molte telecamere moderne. È un aspetto che chi valuta l’acquisto di un impianto dovrebbe considerare già in fase di scelta del prodotto, non dopo l’installazione: chi confronta un kit videosorveglianza wireless da esterno dovrebbe verificare se il software di gestione permette di oscurare selettivamente porzioni dell’inquadratura.
Videosorveglianza condominiale e telecamere sul vicinato
Un capitolo a parte riguarda i condomìni, terreno storicamente fertile per contenziosi legati alla privacy. Le telecamere private che inquadrano scale comuni, cortili condivisi o ingressi collettivi richiedono in genere una delibera assembleare e, quando l’impianto è installato dal singolo condomino a proprio beneficio, un’attenzione ancora maggiore ai limiti di inquadratura. Il Garante ha ribadito che l’assenza di cartelli in questi contesti costituisce una violazione autonoma, distinta e sanzionabile a prescindere dal fatto che le immagini vengano poi effettivamente utilizzate o conservate.
Le controversie tra vicini per telecamere puntate “per caso” verso il balcone o il giardino altrui restano tra le segnalazioni più frequenti ricevute dall’Autorità. Spesso la causa non è la malafede, ma una configurazione approssimativa dell’impianto al momento dell’installazione, magari fatta con lo smartphone senza verificare con precisione l’angolo effettivo di ripresa una volta fissata la staffa.
Conservazione delle immagini e diritti di chi viene ripreso
Oltre alla segnaletica, i provvedimenti richiamano un altro punto spesso ignorato: i tempi di conservazione delle registrazioni. Per uso domestico non esiste un termine fisso imposto per legge in ogni caso, ma il principio generale di proporzionalità suggerisce di non accumulare filmati oltre il tempo necessario a verificare eventuali episodi di interesse, tipicamente pochi giorni. Conservare mesi di riprese “per sicurezza” senza una motivazione specifica espone a contestazioni in caso di richiesta di accesso da parte di chi è stato ripreso.
Chi compare nelle immagini ha infatti diritto di chiedere al titolare dell’impianto se e come i propri dati vengono trattati, e in determinati casi di ottenerne la cancellazione. È un diritto poco conosciuto, ma che il Garante ha ribadito con più insistenza nei provvedimenti recenti, probabilmente anche in risposta all’aumento delle segnalazioni legate a impianti domestici connessi al cloud, dove le immagini finiscono su server gestiti da terzi anziché su una memoria locale.
Cosa cambia per chi sceglie una telecamera wireless da esterno
Sul piano pratico, chi sta valutando un nuovo impianto dovrebbe considerare la conformità privacy come un criterio di acquisto al pari dell’autonomia della batteria o della qualità notturna delle immagini. Le differenze tra modelli a batteria e modelli cablati, approfondite nel confronto tra telecamere WiFi a batteria e cablate, hanno anche riflessi indiretti sulla gestione dei dati: i modelli cablati con registrazione locale su NVR offrono in genere un controllo più diretto sui tempi di conservazione rispetto a chi si affida esclusivamente al cloud del produttore.
Anche l’integrazione con gli standard smart home più recenti entra in gioco. Con la diffusione di Matter come protocollo comune tra dispositivi di marche diverse, cresce la necessità di verificare come i vari produttori gestiscano la privacy delle immagini all’interno di ecosistemi condivisi: un tema affrontato nella guida a Matter e Thread, utile per capire cosa succede ai dati quando più dispositivi comunicano tra loro.
Le sanzioni previste per chi non rispetta gli obblighi
Le sanzioni per la mancata affissione dei cartelli o per un’inquadratura eccessiva verso spazio pubblico non sono simboliche. Il Garante può intervenire con diffide, ordini di adeguamento dell’impianto e, nei casi più gravi o di reiterazione dopo un primo richiamo, sanzioni pecuniarie. Nella maggior parte dei casi trattati finora, però, l’esito è stato un ordine di modifica dell’inquadratura o di installazione della segnaletica mancante, non una multa immediata: un elemento che dovrebbe rassicurare chi ha agito in buona fede ma senza informazioni corrette, pur non esonerando dall’obbligo di mettersi in regola tempestivamente.
Resta il fatto che la combinazione tra impianti sempre più accessibili e regole percepite come complesse crea un terreno scivoloso. Più le telecamere diventano semplici da installare, più aumenta il rischio che la parte normativa venga trattata come un optional, fino a quando non arriva la prima segnalazione di un vicino o una richiesta di accesso ai dati che nessuno si aspettava di dover gestire.